La paura del diverso

Mensa Italia
4 min readAug 29, 2022

L’insostenibile insicurezza dell’essere

C’è una parte molto umana dentro ognuno di noi (non credete assolutamente a chi vi dice che no, a loro non succede mai, sono fin troppo solidi per soffrire di questo problema): l’insicurezza.

Capita a tutti, in diverse occasioni nella vita, di sentirsi inadeguati, non all’altezza, peggio di tutti gli altri.

“Non ce la farò mai, sicuramente assumeranno Gino al posto mio, lui sì che sa tutto e che si merita il posto.”

“Ecco lo sapevo, Gisella ha conosciuto Pierpietro, lui è tanto più bello di me che sicuro me la ruba e alla fine se la sposa.”

“Eh, ma figurati se passerò il test del Mensa, io sono stupido, non come Mariangelo che l’ha superato al primo colpo mentre dormiva e intanto suonava con i denti il finale dell’overture del Guglielmo Tell a colpi di bruxismo illuminato.”

“Oh no, non riuscirò mai a finire questo articolo, non ho l’ispirazione, se avessero dato questo argomento da sviluppare a Farfunzio avrebbe già scritto ventisei pagine” — e gli editori l’avrebbero rifiutato perché troppo lungo, ma questa è un’altra storia.

Diciamocelo chiaramente: l’insicurezza è una cosa sana, basilare. Se non fossimo insicuri di tanto in tanto, ci troveremmo probabilmente in una continua situazione di stasi personale in cui non avremmo alcuno stimolo al miglioramento, alla crescita, al cambiamento di noi stessi; in modo ancora più incisivo, l’insicurezza ci tiene sul filo e ci fa sopravvivere, facendoci scappare nel bosco di fronte ai rumori sospetti, tenendoci in punta di coltello rispetto ai potenziali pericoli che ci si stagliano contro. Considerare l’insicurezza come problematica a tutto tondo sarebbe un errore marchiano, tuttavia…

…tuttavia il lato oscuro dell’insicurezza, il Mister Hyde rispetto al Dottor Jekyll del sano dubbio, è la paura. Ed è necessario farci i conti in modo consapevole prima di unirsi alla lunga schiera di esseri umani manipolati in modo più o meno diretto da essa.

Il modo più evidente in cui si esprime la paura del diverso da noi è il razzismo: quello non mi piace perché ha un colore diverso dal mio, è se ha un colore diverso dal mio, chi dice che non ci sia qualcosa sotto? Ché, siccome è nero/giallo/rosso/viola a pois arancioni allora mi soffia il posto/la fidanzata e questo non è giusto. Se ne tornasse a casa sua! E se casa sua è qua perché, nonostante sia turchese con gli occhi crisoberillo, è nato ad Albignasego da genitori italiani, allora se ne andasse da un’altra parte! Io voglio giocare solo con chi è come me perché voglio vincere, e non posso vincere contro qualcuno che è diverso da me.

È un ragionamento che di consapevole, razionale e cognitivo ha ben poco, ma prende la pancia più forte di un crampo dopo tre giorni di dieta. D’altra parte, come posso io voler avere a che fare con qualcuno che, siccome è diverso da me in qualcosa, non posso pensare di conoscere come le mie tasche? Questa è la leva su cui fanno presa i movimenti conservatori. In sé non c’è niente di male nel volersi limitare ad avere a che fare solo con individui simili a noi; la cosa grave è che effetti manipolatori di questo tipo, soprattutto quando usati in modo miope e diffuso, producono atteggiamenti discriminatori che spesso sfociano in vere e proprie violenze verbali e fisiche. Ho paura dunque aggredisco. Quanto atavismo, quanta bestialità, quanta presenza di amigdala in questo banale rapporto causa-effetto.

Dovremmo forse considerare che la paura del diverso, allora, è un costrutto psicologico tanto potente quanto fragile. A volte la paura del diverso viene utilizzata come leva per manipolare le folle, altre come minaccia per raggiungere obiettivi puntuali con un singolo individuo. Bisogna imparare a riconoscerla, la paura, a non caderne vittima e a colpirla nel punto giusto per farla crollare di colpo come un vaso di cristallo.

E attenzione: il diverso non è solo quello che ha un colore o un tratto fisico diverso. È quello che crede in un dio diverso dal mio; è quello che tifa per una squadra diversa dalla mia (+1 se abita nella mia stessa città) o quello che ha un gusto sessuale diverso dal mio (quanti closeted sono aggressivi proprio nei confronti delle comunità LGBTQ+?) Diverso è persino quello che ha una disabilità in più della mia. E qui la paura, per assurdo, non è quella del diverso, ma quella del simile, perché quel simile mi mette davanti a qualcosa che non voglio dover affrontare pubblicamente.

Di Simone Ferrari

Cialtrone professionista, organizzatore maniacale di tempo libero. Metà istrione, metà istrice. Socio Mensa.

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