Cherofobia ed eleuterofobia

Mensa Italia
4 min readAug 29, 2022

Quando a farci paura sono felicità e libertà

La paura è una delle sei emozioni fondamentali dell’essere umano, ma di cosa abbiamo generalmente più paura?

Nonostante quello che si possa pensare, ci sono almeno due paure che non sono così evidenti, ma sono molto comuni e sono quelle che i pazienti portano più spesso nelle sedute di psicoterapia. Non riguardano oggetti o situazioni specifiche, ma concetti, dinamiche psicologiche proprie di ognuno di noi. Sono la paura della felicità (cherofobia) e la paura della libertà (eleuterofobia).

Si può davvero avere paura delle tanto decantate e agognate “libertà” e “felicità”?

Molte persone hanno paura di essere felici perché si aspettano di dover pagare un prezzo, di ricevere una punizione o che tutto il resto vada storto. Questa paura porta a evitare qualsiasi situazione o stimolo che possa rendere felici e, nel caso di felicità improvvisa, a negarsela, a non provarla, a non goderne.

Verrebbe spontaneo pensare che il cherofobico sia una persona depressa, ma non è così. Il cherofobico evita tutte le situazioni che potrebbero renderlo felice perché ha la convinzione, spesso inconscia, che gli accadimenti tristi siano a esclusivo appannaggio delle persone felici. Per evitare quindi la possibilità di essere tristi, evita la felicità. Come? Anzitutto rifiutando qualsiasi tipo di cambiamento che potrebbe, in modo incontrollabile, provocarla: in questo modo però si condanna a una vita limitata.

La paura della libertà, invece, è legata al concetto di responsabilità.

Quando si è liberi, si è automaticamente responsabili di sé, si è autonomi. Essere liberi vuol dire dover prendere decisioni, scegliere, fare delle rinunce, e questo fa paura e spesso causa blocchi emotivi e comportamentali molto forti. Scegliere comporta principalmente due cose: assumersi la responsabilità della scelta effettuata e accettare la rinuncia implicita di ciò che non scegliamo. Tutto questo può portare alla paura di sbagliare, con la conseguenza di rimanere bloccati in uno stato di costante indecisione.

Spesso dietro questa fobia c’è una famiglia, in special modo una coppia genitoriale, che ha cresciuto la persona eleuterofobica con una modalità fortemente controllante e limitante. Parliamo di genitori che hanno privato i figli della possibilità di fare le proprie scelte in giovane età attraverso limitazioni fisiche e, soprattutto, psicologiche.

In questo modo, il/la figlio/a non sviluppa la capacità di fare scelte assumendosi le proprie responsabilità, non impara a sbagliare e, di conseguenza, a gestire la frustrazione: sviluppa quindi una paura così forte da diventare bloccante. Minimizzando, possiamo dire che agli eleuterofobici manca il coraggio di realizzarsi.

Oggi questa fobia è molto comune, anche a seguito della pandemia di Covid-19. Questa paura, infatti, può svilupparsi anche a seguito di forti restrizioni alla libertà personale che disabituano a vivere liberamente la propria quotidianità e limitano fortemente la possibilità di effettuare le proprie scelte personali.

Ma come si affronta la paura nel percorso psicoterapeutico?

Anzitutto, il primo importantissimo passo è capire di cosa abbiamo effettivamente paura.

Esserne consapevoli ci permette di affrontare quello che per noi è un problema, senza sottovalutarlo o, peggio, infilando la testa sotto la sabbia. Le paure non smettono di esistere se facciamo finta che non ci siano. Lo psicoterapeuta ci aiuterà a capire da dove nasce la nostra paura e a cosa ci serve portarcela dietro nella quotidianità.

Spesso le paure nascono come difesa nei confronti di qualcosa che abbiamo ritenuto doloroso e distruttivo per la nostra psiche, ma, una volta provata la loro utilità come meccanismo di difesa, è comunque complesso eliminarle poiché tendono a presentarsi in modo automatico e inconsapevole. Le fobie formano il ricettacolo simbolico di una dinamica psichica spaventosa di cui non siamo consapevoli, quindi diventa difficile capire a cosa ci servono perché perdiamo di vista la loro necessità originaria.

Essere a conoscenza di tutti questi aspetti psicologici profondi ci permette, un po’ alla volta, con la guida di uno specialista, di cambiare il nostro comportamento nella vita di tutti i giorni e di liberarci dalle paure che ci bloccano.

Tutte le paure possono essere affrontate e superate con un buon percorso psicoterapeutico che vada a intervenire sulle dinamiche psichiche profonde che le hanno innescate.

Le emozioni non vanno combattute. È necessario conoscerle e imparare a gestirle. L’importante è non farsi prendere dalla paura di pagare la parcella dello psicoterapeuta!

Di Elisabetta Bernardi

Psicologa, Psicoterapeuta. Specialista in Sessuologia Clinica e Psicologia dei disturbi del comportamento alimentare.

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